sabato 17 maggio 2008

Risultato elettorale.

Ogni anno l’ADCI (art directors club italiano) raccoglie il meglio della pubblicità italiana in un volume che chiama Annual. Giorni fa scorrevo quello del 1992 e sono finito sull’annuncio per i senza tetto firmato dalla Caritas, che aveva per protagonista un vecchio barbuto.
Quel vecchio io lo conosco molto bene.
La prima volta che l’ho visto è stato nel 1990, all’età di quindici anni, e viveva in una roulotte sul Lungotevere Pietra Papa. Non era solo: insieme a lui c’era un altro rottame costretto su una sedia a rotelle dall’età e dalle piaghe ben visibili sui piedi. Io gli passavo davanti ogni giorno e vedevo spesso i ragazzi della Caritas andare a controllare lo stato di salute dei due barboni.
A un certo punto presi a parlare coi due vecchi e, dopo qualche tempo, cominciai anche a portargli del vino che nascondevano sapientemente perché i volontari non glielo sequestrassero.
Siamo nel 2008 e quel vecchio continua a vivere sui marciapiedi di Roma come se il tempo non fosse passato e la Caritas continua a seguirlo metro dopo metro.
I pubblicitari, invece, non se ne curano più e fanno i loro casting in posti diversi, alla ricerca del volto capace di regalare una nuova emozione (o senso di colpa da due minuti) al pubblico e magari un bel premio a sé stessi.
C’è una campagna molto famosa che si prende gioco dei creativi usando come testimonial barboni o rifugiati di guerra che dicono: “Ho fatto vincere un premio a un copywriter”. Oppure: “Grazie a me un art director ha vinto un oro a Cannes”.
Certo, la missione dei pubblicitari è difficile sul serio. Provate voi a convincere i beati del mondo occidentale a togliersi qualcosa in favore di qualcun altro.
Vuoi mettere col lavoro dei politici? A loro basta fare leva sulle paure della gente per raccogliere voti, anche se poi diventa difficile controllare le conseguenze delle loro campagne d’odio. È molto più facile ottenere un voto risvegliando la paura che farsi mandare un sms di beneficenza.
Ma i politici dalla loro parte hanno tutti i mali della società. Così è facile far diventare un problema un punto di forza. Non hai bisogno nemmeno di un programma, anzi, se c’è una cosa che ho imparato è che le elezioni si vincono negando semplicemente la realtà.
Ci sono gli immigrati? Li manderemo a casa.
Si siedono nei parchi? Gli seghiamo le panchine.
Poi però, quando arrivi sullo scranno e fai una fotografia dall’alto, ti rendi conto che gli immigrati lavorano, costruiscono strade, tengono in vita gli anziani dei quali vorremmo liberarci senza poterlo fare davvero (non ancora). Insomma: capisci, o meglio smetti di far finta di non sapere, che senza di loro la lenta economia del tuo paese arriverebbe alla paralisi completa.
A quel punto hai due possibilità: prendere coscienza di aver esagerato e cercare di far rientrare l’allarme senza perdere la faccia, o continuare a gettare benzina sul fuoco per non far capire a nessuno che hai detto un sacco di cazzate.
Ma mentre i nostri governanti stanno decidendo, chi più chi meno, quale di questi sentieri percorrere, accade qualcosa di nuovo e prevedibile sotto il nostro cielo: la gente perde i propri freni inibitori rendendoci noto che buona parte dell’elettorato di destra ha votato non per un governo, ma per la legittimazione della giustizia sommaria e dell’odio cieco. Una giustizia che non si rivolge mai ai veri artefici della nostra società, cioè noi stessi e la nostra classe dirigente, ma verso i capri espiatori di turno.
Qui sta il fallimento della democrazia e di chi ce l’ha regalata col sangue. Qui sta il fallimento delle istituzioni e dello Stato. Nessuno, in questa nazione idiota, ha saputo far valere le regole della costituzione più avanzata del mondo. Gli italiani hanno passato gli ultimi sessan’anni a coltivare il proprio interesse personale, riuscendo infine a ottenere solo la propria dannazione.
Ciò che ci resta è fallimento come popolo e come società, a prescindere da qualsiasi responso elettorale.
A chi crede che le violenze di questi giorni siano solo episodi di cittadini esasperati devo dare una pessima notizia: questo è solo l’inizio. I fragili argini del buon senso si sgretoleranno del tutto e solo dopo una grande e violenta piena di brutalità si potranno spegnere gli insulti, le ronde e i roghi che stanno per illuminare di nuovo il lato oscuro della nostra storia. - 1731975

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