Ogni anno l’ADCI (art directors club italiano) raccoglie il meglio della pubblicità italiana in un volume che chiama Annual. Giorni fa scorrevo quello del 1992 e sono finito sull’annuncio per i senza tetto firmato dalla Caritas, che aveva per protagonista un vecchio barbuto.
Quel vecchio io lo conosco molto bene.
La prima volta che l’ho visto è stato nel 1990, all’età di quindici anni, e viveva in una roulotte sul Lungotevere Pietra Papa. Non era solo: insieme a lui c’era un altro rottame costretto su una sedia a rotelle dall’età e dalle piaghe ben visibili sui piedi. Io gli passavo davanti ogni giorno e vedevo spesso i ragazzi della Caritas andare a controllare lo stato di salute dei due barboni.
A un certo punto presi a parlare coi due vecchi e, dopo qualche tempo, cominciai anche a portargli del vino che nascondevano sapientemente perché i volontari non glielo sequestrassero.
Siamo nel 2008 e quel vecchio continua a vivere sui marciapiedi di Roma come se il tempo non fosse passato e la Caritas continua a seguirlo metro dopo metro.
I pubblicitari, invece, non se ne curano più e fanno i loro casting in posti diversi, alla ricerca del volto capace di regalare una nuova emozione (o senso di colpa da due minuti) al pubblico e magari un bel premio a sé stessi.
C’è una campagna molto famosa che si prende gioco dei creativi usando come testimonial barboni o rifugiati di guerra che dicono: “Ho fatto vincere un premio a un copywriter”. Oppure: “Grazie a me un art director ha vinto un oro a Cannes”.
Certo, la missione dei pubblicitari è difficile sul serio. Provate voi a convincere i beati del mondo occidentale a togliersi qualcosa in favore di qualcun altro.
Vuoi mettere col lavoro dei politici? A loro basta fare leva sulle paure della gente per raccogliere voti, anche se poi diventa difficile controllare le conseguenze delle loro campagne d’odio. È molto più facile ottenere un voto risvegliando la paura che farsi mandare un sms di beneficenza.
Ma i politici dalla loro parte hanno tutti i mali della società. Così è facile far diventare un problema un punto di forza. Non hai bisogno nemmeno di un programma, anzi, se c’è una cosa che ho imparato è che le elezioni si vincono negando semplicemente la realtà.
Ci sono gli immigrati? Li manderemo a casa.
Si siedono nei parchi? Gli seghiamo le panchine.
Poi però, quando arrivi sullo scranno e fai una fotografia dall’alto, ti rendi conto che gli immigrati lavorano, costruiscono strade, tengono in vita gli anziani dei quali vorremmo liberarci senza poterlo fare davvero (non ancora). Insomma: capisci, o meglio smetti di far finta di non sapere, che senza di loro la lenta economia del tuo paese arriverebbe alla paralisi completa.
A quel punto hai due possibilità: prendere coscienza di aver esagerato e cercare di far rientrare l’allarme senza perdere la faccia, o continuare a gettare benzina sul fuoco per non far capire a nessuno che hai detto un sacco di cazzate.
Ma mentre i nostri governanti stanno decidendo, chi più chi meno, quale di questi sentieri percorrere, accade qualcosa di nuovo e prevedibile sotto il nostro cielo: la gente perde i propri freni inibitori rendendoci noto che buona parte dell’elettorato di destra ha votato non per un governo, ma per la legittimazione della giustizia sommaria e dell’odio cieco. Una giustizia che non si rivolge mai ai veri artefici della nostra società, cioè noi stessi e la nostra classe dirigente, ma verso i capri espiatori di turno.
Qui sta il fallimento della democrazia e di chi ce l’ha regalata col sangue. Qui sta il fallimento delle istituzioni e dello Stato. Nessuno, in questa nazione idiota, ha saputo far valere le regole della costituzione più avanzata del mondo. Gli italiani hanno passato gli ultimi sessan’anni a coltivare il proprio interesse personale, riuscendo infine a ottenere solo la propria dannazione.
Ciò che ci resta è fallimento come popolo e come società, a prescindere da qualsiasi responso elettorale.
A chi crede che le violenze di questi giorni siano solo episodi di cittadini esasperati devo dare una pessima notizia: questo è solo l’inizio. I fragili argini del buon senso si sgretoleranno del tutto e solo dopo una grande e violenta piena di brutalità si potranno spegnere gli insulti, le ronde e i roghi che stanno per illuminare di nuovo il lato oscuro della nostra storia. - 1731975
Quel vecchio io lo conosco molto bene.
La prima volta che l’ho visto è stato nel 1990, all’età di quindici anni, e viveva in una roulotte sul Lungotevere Pietra Papa. Non era solo: insieme a lui c’era un altro rottame costretto su una sedia a rotelle dall’età e dalle piaghe ben visibili sui piedi. Io gli passavo davanti ogni giorno e vedevo spesso i ragazzi della Caritas andare a controllare lo stato di salute dei due barboni.
A un certo punto presi a parlare coi due vecchi e, dopo qualche tempo, cominciai anche a portargli del vino che nascondevano sapientemente perché i volontari non glielo sequestrassero.
Siamo nel 2008 e quel vecchio continua a vivere sui marciapiedi di Roma come se il tempo non fosse passato e la Caritas continua a seguirlo metro dopo metro.
I pubblicitari, invece, non se ne curano più e fanno i loro casting in posti diversi, alla ricerca del volto capace di regalare una nuova emozione (o senso di colpa da due minuti) al pubblico e magari un bel premio a sé stessi.
C’è una campagna molto famosa che si prende gioco dei creativi usando come testimonial barboni o rifugiati di guerra che dicono: “Ho fatto vincere un premio a un copywriter”. Oppure: “Grazie a me un art director ha vinto un oro a Cannes”.
Certo, la missione dei pubblicitari è difficile sul serio. Provate voi a convincere i beati del mondo occidentale a togliersi qualcosa in favore di qualcun altro.
Vuoi mettere col lavoro dei politici? A loro basta fare leva sulle paure della gente per raccogliere voti, anche se poi diventa difficile controllare le conseguenze delle loro campagne d’odio. È molto più facile ottenere un voto risvegliando la paura che farsi mandare un sms di beneficenza.
Ma i politici dalla loro parte hanno tutti i mali della società. Così è facile far diventare un problema un punto di forza. Non hai bisogno nemmeno di un programma, anzi, se c’è una cosa che ho imparato è che le elezioni si vincono negando semplicemente la realtà.
Ci sono gli immigrati? Li manderemo a casa.
Si siedono nei parchi? Gli seghiamo le panchine.
Poi però, quando arrivi sullo scranno e fai una fotografia dall’alto, ti rendi conto che gli immigrati lavorano, costruiscono strade, tengono in vita gli anziani dei quali vorremmo liberarci senza poterlo fare davvero (non ancora). Insomma: capisci, o meglio smetti di far finta di non sapere, che senza di loro la lenta economia del tuo paese arriverebbe alla paralisi completa.
A quel punto hai due possibilità: prendere coscienza di aver esagerato e cercare di far rientrare l’allarme senza perdere la faccia, o continuare a gettare benzina sul fuoco per non far capire a nessuno che hai detto un sacco di cazzate.
Ma mentre i nostri governanti stanno decidendo, chi più chi meno, quale di questi sentieri percorrere, accade qualcosa di nuovo e prevedibile sotto il nostro cielo: la gente perde i propri freni inibitori rendendoci noto che buona parte dell’elettorato di destra ha votato non per un governo, ma per la legittimazione della giustizia sommaria e dell’odio cieco. Una giustizia che non si rivolge mai ai veri artefici della nostra società, cioè noi stessi e la nostra classe dirigente, ma verso i capri espiatori di turno.
Qui sta il fallimento della democrazia e di chi ce l’ha regalata col sangue. Qui sta il fallimento delle istituzioni e dello Stato. Nessuno, in questa nazione idiota, ha saputo far valere le regole della costituzione più avanzata del mondo. Gli italiani hanno passato gli ultimi sessan’anni a coltivare il proprio interesse personale, riuscendo infine a ottenere solo la propria dannazione.
Ciò che ci resta è fallimento come popolo e come società, a prescindere da qualsiasi responso elettorale.
A chi crede che le violenze di questi giorni siano solo episodi di cittadini esasperati devo dare una pessima notizia: questo è solo l’inizio. I fragili argini del buon senso si sgretoleranno del tutto e solo dopo una grande e violenta piena di brutalità si potranno spegnere gli insulti, le ronde e i roghi che stanno per illuminare di nuovo il lato oscuro della nostra storia. - 1731975
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