Anni fa, quando Rutelli e Fini si scontrarono per l’elezione di sindaco di Roma, seguii un loro faccia a faccia in TV. Parliamo del primo Rutelli, l’uomo dolce, ecologista che andava a spasso in motorino per la capitale. In trasmissione, a fargli da spalla, c’era Enrico Montesano (oggi notoriamente leccaculo della spiaggia opposta).
Durante il dibattito Fini si lamentò delle condizioni delle periferie prendendo ingenuamente come esempio lo stato dei marciapiedi di periferia. Allora, Montesano prese la parola e deridendo il suo avversario disse: “Vuoi mettere sbagliare un marciapiede a Tor Bella Monaca con l’aver perso una guerra mondiale?”.
Lo stoccata fu durissima e annichilì letteralmente il candidato di destra.
Era il 1993, il muro era caduto da appena quattro anni (quasi tre visto che si era alle porte del 1990). Da lì a poco l’immigrazione selvaggia sarebbe diventata prassi. I lavoratori avrebbero dovuto chinare il capo all’arrivo di tanta forza lavoro a basso costo, gli imprenditori avrebbero iniziato a far festa con questa fonte inesauribile di braccia forti, volenterose e soprattutto silenziose.
La caduta del muro non inaugurò l’era della libertà, ma il tracollo del welfare, la fine dei sindacati, l’arrivo di migliaia (milioni?) di persone buone e cattive, l’aumento della criminalità, la caduta dei salari: la fine del mondo che ci aveva fatto da sfondo fino ad allora. Su tutto questo si inserì la globalizzazione, l’emancipazione delle tecnologie di massa, il consumismo più sfrenato, l’apertura di nuovi mercati e la realizzazione di una società senza alcuna certezza economica e sociale.
La battuta di Montesano è l’esempio comico di come la sinistra si sia perduta nei salotti, dimenticando la gente: finendo per far ammuffire la memoria e la Resistenza.
Se quel giorno qualcuno avesse pensato di risolvere il problema del marciapiede di Tor Bella Monaca, oggi meno cittadini avrebbero cambiato strada e, forse, molti di loro ricorderebbero che il diritto a protestare gli è stato regalato da uomini che, pur avendo perso una guerra mondiale, l’hanno vinta. - 1731975@gmail.com
Durante il dibattito Fini si lamentò delle condizioni delle periferie prendendo ingenuamente come esempio lo stato dei marciapiedi di periferia. Allora, Montesano prese la parola e deridendo il suo avversario disse: “Vuoi mettere sbagliare un marciapiede a Tor Bella Monaca con l’aver perso una guerra mondiale?”.
Lo stoccata fu durissima e annichilì letteralmente il candidato di destra.
Era il 1993, il muro era caduto da appena quattro anni (quasi tre visto che si era alle porte del 1990). Da lì a poco l’immigrazione selvaggia sarebbe diventata prassi. I lavoratori avrebbero dovuto chinare il capo all’arrivo di tanta forza lavoro a basso costo, gli imprenditori avrebbero iniziato a far festa con questa fonte inesauribile di braccia forti, volenterose e soprattutto silenziose.
La caduta del muro non inaugurò l’era della libertà, ma il tracollo del welfare, la fine dei sindacati, l’arrivo di migliaia (milioni?) di persone buone e cattive, l’aumento della criminalità, la caduta dei salari: la fine del mondo che ci aveva fatto da sfondo fino ad allora. Su tutto questo si inserì la globalizzazione, l’emancipazione delle tecnologie di massa, il consumismo più sfrenato, l’apertura di nuovi mercati e la realizzazione di una società senza alcuna certezza economica e sociale.
La battuta di Montesano è l’esempio comico di come la sinistra si sia perduta nei salotti, dimenticando la gente: finendo per far ammuffire la memoria e la Resistenza.
Se quel giorno qualcuno avesse pensato di risolvere il problema del marciapiede di Tor Bella Monaca, oggi meno cittadini avrebbero cambiato strada e, forse, molti di loro ricorderebbero che il diritto a protestare gli è stato regalato da uomini che, pur avendo perso una guerra mondiale, l’hanno vinta. - 1731975@gmail.com
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