Desolazione.
Nessun sensore in allarme. Intorno a LUI semplicemente il nulla.
Era il momento di arrendersi, abbandonare l'esplorazione e tornare a casa.
Il senso di sconfitta provocava una logorante rarefazione delle sue molecole e nonostante da giorni il sistema di bordo gli richiedesse di riposare, LUI rifiutava la condizione di sonno guidato, insistendo caparbiamente nella ricerca.
Sarebbe certamente impazzito prima di poter disegnare il balzo di ritorno vagando eternamente nello spazio, perché LUI non poteva morire.
CASA non contava un morto da centinaia di generazioni, da quando la sua SPECIE era riuscita a sconfiggere la degenerazione dei tessuti conquistando la vita eterna.
Inoltre i loro corpi erano costituiti e si nutrivano di polvere, l'elemento più comune dell'universo, e niente avrebbe potuto mettere a repentaglio la loro esistenza; niente a parte il sovraffollamento.
Ormai CASA era diventata piccola e lo spazio vitale un problema vitale.
Allora vi furono due proposte. Cominciare a morire, dai più vecchi fino ai più giovani, ristabilendo un equilibrio tra nascite e morti, o esplorare la Galassia alla ricerca di un nuovo mondo.
Ma cercare un pianeta vivibile significava ammettere che nell'Universo esistessero altri ecosistemi e forme di vita: e questa era un'eresia. Chi in passato aveva espresso certe idee era stato arrestato e riprogammato per rientrare in società come individuo sano.
Ora, mentre a CASA pianificavano l'eutanasia di massa, gruppi clandestini di esploratori viaggiavano nella Galassia alla ricerca di un mondo nuovo.
Improvvisamente il computer segnalò la presenza di un mondo abitabile.
Il corpo di LUI quasi esplose per l'emozione tanto forte e, quando vide di cosa si trattava, rischiò la pazzia: su quel mondo c'era vita intelligente.
CASA2, così LUI l'aveva battezzata, era un po' più piccola di CASA1 (che strano dover aggiungere quell’1 a CASA), ma la sua atmosfera quasi identica.
La desertificazione sarebbe stata la prima cosa da ottenere, anche se era già in atto dall'equatore verso i poli. Il problema, piuttosto, era la vita intelligente di CASA2, distribuita in agglomerati di varie dimensioni su tutto il pianeta.
Secondo i rilevamenti del computer la vita di SPECIE2 si svolgeva sostanzialmente nelle ore di luce, quindi il momento migliore per visitare la superficie era, senza dubbio, durante la notte.
LUI scese silenziosamente accanto a un'abitazione molto isolata al centro di una sconfinata distesa verde. Lasciata l’astronave in stato di invisibilità affinché non venisse notata, LUI controllò che il computer-appendice stesse registrando e raggiunse la casa da esplorare.
Facendo leva sulla propria struttura molecolare LUI si appiattì tanto da passare sotto la porta e riprese la sua forma consueta appena entrato. Sulle pareti, in basso, il computer rilevava fonti di energia alle quali erano collegati curiosi oggetti.
Il primo era munito di un'estensione collegata alla base mediante un cavo.
LUI sollevò una strana appendice da cui uscì una fastidiosa e stridente cantilena: "Qui centralino, quale numero devo chiamare? Pronto. Pronto!"
Lì accanto c’era un altro oggetto con un piccolo schermo luminoso e un incomprensibile codice intermittente: 20-07-1969. 23:42.
Spostandosi in modo circospetto, LUI si avvicinò a un altro arnese dalla strana forma allungata, ne abbassò incuriosito una leva e un suono assordante invase l'ambiente, mentre il macchinario risucchiava il suo corpo scindendo a velocità folle i suoi legami molecolari.
Per la prima volta LUI conobbe la sensazione del dolore e la paura della morte.
Nel panico, cercò di allontanarsi dall'oggetto aggrappandosi invano a qualunque cosa avesse davanti, con l'unico effetto di accendere casualmente un cubo che cominciò a proiettare immagini di esseri ripugnanti.
Finalmente riuscì a spegnere la macchina mortale e a trascinarsi in un angolo, fuori dalla portata di uno qualunque di quegli oggetti.
Il cubo continuava la sua mostra di esseri orrendi, poi, dal buio, ne apparve uno reale, alto e dall'aria minacciosa che si guardava intorno cercando di capire l'origine del frastuono.
L'essere mostruoso spense il cubo, aprì uno sportello che produceva luce e freddo da cui tirò fuori un oggetto oblungo che apri con un sibilo; poi, scomparve di nuovo da dove era venuto.
Ferito e spaventato, LUI si trascinò fino all'astronave e, uscito velocemente dall'atmosfera del pianeta, programmò il computer per curare le gravi ferite ricevute.
Non erano soli nell'Universo e ora il suo unico pensiero era rientrare subito a CASA1 e avvertire dell'esistenza di SPECIE2 e dell’arma micidiale che aveva rischiato di ucciderlo.
Era tutto chiaro. Ogni oggetto osservato era un’arma, per chissà quali altre SPECIE.
Il cubo, la luce fredda, quella orribile cantilena. LUI ascoltò la registrazione fatta dal suo computer: "Qui centralino, quale numero devo chiamare? Pronto. Pronto!"
Un brivido percorse le sue molecole.
Intanto il computer attirò la sua attenzione verso il satellite di CASA2. Un'astronave si poggiò maestosamente sulla sua superficie grigia e un individuo protetto da una copertura anatomica, sceso dal vettore, cominciò a saltellare sul terreno immobile.
Allora LUI, preso dal panico, programmò in fretta il balzo per il ritorno a CASA1.
Dovevano abbandonare l'idea di colonizzare lo spazio e rassegnarsi all’eutanasia di massa.
l'Universo stava per essere conquistato da SPECIE2 e dalle sue invincibili armi. – 1731975@gmail.com
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