<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670</id><updated>2012-02-16T06:45:34.460-08:00</updated><category term='1731975'/><title type='text'>Lager rarefatto. Siamo tutti vittime, siamo tutti carnefici.</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>15</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-4208530783066824742</id><published>2009-01-24T08:55:00.000-08:00</published><updated>2009-01-25T08:57:51.162-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Due popoli, uno stato.</title><content type='html'>Un giorno israeliani e palestinesi vivranno nella stessa terra.&lt;br /&gt;Chi sopra, chi sotto. - 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-4208530783066824742?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/4208530783066824742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=4208530783066824742' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4208530783066824742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4208530783066824742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2009/01/due-popoli-uno-stato.html' title='Due popoli, uno stato.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-5368493075687915841</id><published>2009-01-03T10:27:00.000-08:00</published><updated>2009-01-25T02:20:50.775-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>La fabbrica di mostri.</title><content type='html'>L’occidente, soprattutto negli ultimi due secoli della storia ha sempre avuto il controllo del proprio destino e di quello altrui. Tanto per citare un evento, alla fine della I Guerra Mondiale per punire la guerrafondaia Germania guglielmina, vennero stilati i diktat di Versailles che precipitarono un popolo ferito e deluso dalla propria classe dirigente nelle mani dell’inflazione e della povertà, obbligandolo a pagare danni di guerra incalcolabili. Questa era la repubblica di Weimar: una costruzione politica soffocata dal carovita e da un nazionalismo cupo e vendicativo che cresceva a dismisura come un cancro aggressivo. Così si gettarono le basi della nascita dello stato nazista. Non fu Hitler o la sua cricca di crucchi a tirar su quello stato da soli, ma un gruppo di stati (vincitori) coalizzati contro un popolo che andava punito e umiliato.&lt;br /&gt;I risultati li conosciamo tutti: sessanta milioni di morti e sei milioni di ebrei sterminati come polli malati di aviaria. Ma l’occidente ha saputo anche scegliere destini differenti per sé. Quando Napoleone venne sconfitto, al congresso di Vienna che doveva ristabilire il vecchio ordine delle cose, Metternich (regista del congresso) invitò anche il francese Talleyrand, proprio per non creare una Francia umiliata e ipoteticamente di nuovo rivoluzionaria.&lt;br /&gt;Sempre in base a questo controllo sulla storia, l’Occidente ha deciso che gli ebrei dovevano finalmente avere quella terra promessa tanto agognata ben prima dei tempi della diaspora.&lt;br /&gt;Con ottimo spirito coloniale e senza troppo curarsi del territorio che si andava ad occupare, nasceva lo stato d’Israele, una scheggia di democrazia piantata in medio oriente. Un avamposto d’occidente armato fino ai denti di proiettili (ma anche di grandi e pacifici lavoratori).&lt;br /&gt;Una nazione che però dalla Shoah non ha imparato il rispetto dell’uomo, ma la sua repressione.&lt;br /&gt;Anche oggi, come tante altre volte negli ultimi due secoli di storia, stiamo guardando il comportamento violento di una delle creazioni occidentali, forte del complesso di colpa che ci portiamo dietro da sessant’anni per non aver alzato un dito quando i nazisti sterminavano gli ebrei d’Europa.&lt;br /&gt;Ma la morale, se posso permettermi è un’altra. Chi ucciderà il mostro? E soprattutto, quando?&lt;br /&gt;Perché in passato è sempre stato così: l’Occidente fabbricava il mostro e poi, con uno sforzo più o meno grande gli dava la caccia per ucciderlo.&lt;br /&gt;Non voglio discutere sul fatto che gli israeliani (badate bene non gli ebrei in toto) possano desiderare una patria. Non discuto nemmeno sul fatto che possa essere la Palestina, visto che è da lì che viene a tutti gli effetti il popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Ma prima di scendere da una nave, baciare la terra e piantare una bandiera, gli Israeliani avrebbero dovuto chiedersi se non stessero infilando l’asta di quella bandiera nel culo di un altro popolo.&lt;br /&gt;Oggi Israele è arrogante e superbo: forte dell’accordo internazionale verso le sue azioni. Per tutti, la rappresaglia è vista come un atto dovuto e quasi nessuno alza la voce sulla disparità di mezzi messi in campo. Ma non sarà sempre così e quel giorno, come in tanti altri della sua storia millenaria, il popolo eletto dovrà tornare a fare i conti con il suo destino e l’occidente con un altro dei suoi mostri – 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-5368493075687915841?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/5368493075687915841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=5368493075687915841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5368493075687915841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5368493075687915841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2009/01/la-fabbrica-di-mostri.html' title='La fabbrica di mostri.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-7156963272640438134</id><published>2008-09-27T07:51:00.000-07:00</published><updated>2008-09-28T09:11:55.982-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Gli idioti di Sion.</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;“Gli ebrei  sono ovunque e ovunque sono hanno infettato la società come un virus”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste parole non sono poi tanto difficili da ascoltare o leggere. Basta farsi un giro su youtube o al bar sotto casa, per studiare nei minimi particolari il segretissimo complotto di giudei che da millenni cercano di conquistare il mondo.&lt;br /&gt;Ma sapete com’è no? Gli ebrei  hanno messo il loro naso gobbo ovunque, compreso tra le cosce di tutte le donne cristiane del mondo. Secondo tutti questi informatissimi scopritori di verità, gli ebrei sono colpevoli non solo di aver crocefisso Cristo, ma di aver organizzato l’11 settembre.&lt;br /&gt;Insomma, c’erano questi savi di Sion che si sono riuniti come facevano da sempre ogni 100 anni per organizzare questa fottuta conquista del mondo.&lt;br /&gt;Come? Ma è chiaro: col controllo della finanza, dell’informazione, del potere politico.&lt;br /&gt;A questo punto, mi pare ovvio che questi fottuti ebrei avranno organizzato lo sterminio di sei milioni di loro nei campi tedeschi solo per fabbricarsi una scusa valida per tornare in Palestina, no?&lt;br /&gt;Ci sono loro dietro ogni ascesa e caduta economica: vedrete, presto scopriremo che i cinesi sono discendenti di Salomone che si sottopongono a una plastica appena nati per avere gli occhi a mandorla e il naso schiacciato.&lt;br /&gt;Secondo me è colpa loro pure della mozzarella di bufala, dei treni in ritardo e di Moggi alla Juventus.&lt;br /&gt;Eppure, dico io, un popolo che decide di conquistare il mondo col controllo della politica, dell’informazione e dell’economia, come fa a procurarsi pogrom ogni dieci anni fino a raggiungere uno sterminio di massa?&lt;br /&gt;Non è che questi savi, sotto sotto erano un po’ idioti?&lt;br /&gt;Ma a questo punto ho anche un altro lacerante sospetto: e se per questi ebrei gli ebrei  fossero solo un diversivo?&lt;br /&gt;Chi ce lo dice che 2000 anni fa non hanno deciso che per conquistare il mondo serviva una versione aggiornata del messaggio divino? Una specie di versione 2.0.&lt;br /&gt;Non sarà che hanno lasciato i circoncisi a fare da capro espiatorio spostando il potere reale sulla nuova e più trendy fede cristiana? Una fede con un cristo alla moda, biondo cotonato, con gli occhi azzurri e che tira fuori miracoli circondato di santi e vergini da ogni parte?&lt;br /&gt;E ora l’ultimo inquietante interrogativo: che l’Islam non sia solo una versione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;beta&lt;/span&gt; di questo piano per la conquista del mondo? 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-7156963272640438134?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/7156963272640438134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=7156963272640438134' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/7156963272640438134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/7156963272640438134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/09/gli-idioti-di-sion.html' title='Gli idioti di Sion.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-839293427825735108</id><published>2008-07-19T23:59:00.000-07:00</published><updated>2009-03-05T01:32:27.597-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Invasione.</title><content type='html'>Desolazione.&lt;br /&gt;Nessun sensore in allarme. Intorno a LUI semplicemente il nulla.&lt;br /&gt;Era il momento di arrendersi, abbandonare l'esplorazione e tornare a casa.&lt;br /&gt;Il senso di sconfitta provocava una logorante rarefazione delle sue molecole e nonostante da giorni il sistema di bordo gli richiedesse di riposare, LUI rifiutava la condizione di sonno guidato, insistendo caparbiamente nella ricerca.&lt;br /&gt;Sarebbe certamente impazzito prima di poter disegnare il balzo di ritorno vagando eternamente nello spazio, perché LUI non poteva morire.&lt;br /&gt;CASA non contava un morto da centinaia di generazioni, da quando la sua SPECIE era riuscita a sconfiggere la degenerazione dei tessuti conquistando la vita eterna.&lt;br /&gt;Inoltre i loro corpi erano costituiti e si nutrivano di polvere, l'elemento più comune dell'universo, e niente avrebbe potuto mettere a repentaglio la loro esistenza; niente a parte il sovraffollamento.&lt;br /&gt;Ormai CASA era diventata piccola e lo spazio vitale un problema vitale.&lt;br /&gt;Allora vi furono due proposte. Cominciare a morire, dai più vecchi fino ai più giovani, ristabilendo un equilibrio tra nascite e morti, o esplorare la Galassia alla ricerca di un nuovo mondo.&lt;br /&gt;Ma cercare un pianeta vivibile significava ammettere che nell'Universo esistessero altri ecosistemi e forme di vita: e questa era un'eresia. Chi in passato aveva espresso certe idee era stato arrestato e riprogammato per rientrare in società come individuo sano.&lt;br /&gt;Ora, mentre a CASA pianificavano l'eutanasia di massa, gruppi clandestini di esploratori viaggiavano nella Galassia alla ricerca di un mondo nuovo.&lt;br /&gt;Improvvisamente il computer segnalò la presenza di un mondo abitabile.&lt;br /&gt;Il corpo di LUI quasi esplose per l'emozione tanto forte e, quando vide di cosa si trattava, rischiò la pazzia: su quel mondo c'era vita intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CASA2, così LUI l'aveva battezzata, era un po' più piccola di CASA1 (che strano dover aggiungere quell’1 a CASA), ma la sua atmosfera quasi identica.&lt;br /&gt;La desertificazione sarebbe stata la prima cosa da ottenere, anche se era già in atto dall'equatore verso i poli. Il problema, piuttosto, era la vita intelligente di CASA2, distribuita in agglomerati di varie dimensioni su tutto il pianeta.&lt;br /&gt;Secondo i rilevamenti del computer la vita di SPECIE2 si svolgeva sostanzialmente nelle ore di luce, quindi il momento migliore per visitare la superficie era, senza dubbio, durante la notte.&lt;br /&gt;LUI scese silenziosamente accanto a un'abitazione molto isolata al centro di una sconfinata distesa verde. Lasciata l’astronave in stato di invisibilità affinché non venisse notata, LUI controllò che il computer-appendice stesse registrando e raggiunse la casa da esplorare.&lt;br /&gt;Facendo leva sulla propria struttura molecolare LUI si appiattì tanto da passare sotto la porta e riprese la sua forma consueta appena entrato. Sulle pareti, in basso, il computer rilevava fonti di energia alle quali erano collegati curiosi oggetti.&lt;br /&gt;Il primo era munito di un'estensione collegata alla base mediante un cavo.&lt;br /&gt;LUI sollevò una strana appendice da cui uscì una fastidiosa e stridente cantilena: "Qui centralino, quale numero devo chiamare? Pronto. Pronto!"&lt;br /&gt;Lì accanto c’era un altro oggetto con un piccolo schermo luminoso e un incomprensibile codice intermittente: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_11"&gt;20-07-1969&lt;/a&gt;. 23:42.&lt;br /&gt;Spostandosi in modo circospetto, LUI si avvicinò a un altro arnese dalla strana forma allungata, ne abbassò incuriosito una leva e un suono assordante invase l'ambiente, mentre il macchinario risucchiava il suo corpo scindendo a velocità folle i suoi legami molecolari.&lt;br /&gt;Per la prima volta LUI conobbe la sensazione del dolore e la paura della morte.&lt;br /&gt;Nel panico, cercò di allontanarsi dall'oggetto aggrappandosi invano a qualunque cosa avesse davanti, con l'unico effetto di accendere casualmente un cubo che cominciò a proiettare immagini di esseri ripugnanti.&lt;br /&gt;Finalmente riuscì a spegnere la macchina mortale e a trascinarsi in un angolo, fuori dalla portata di uno qualunque di quegli oggetti.&lt;br /&gt;Il cubo continuava la sua mostra di esseri orrendi, poi, dal buio, ne apparve uno reale, alto e dall'aria minacciosa che si guardava intorno cercando di capire l'origine del frastuono.&lt;br /&gt;L'essere mostruoso spense il cubo, aprì uno sportello che produceva luce e freddo da cui tirò fuori un oggetto oblungo che apri con un sibilo; poi, scomparve di nuovo da dove era venuto.&lt;br /&gt;Ferito e spaventato, LUI si trascinò fino all'astronave e, uscito velocemente dall'atmosfera del pianeta, programmò il computer per curare le gravi ferite ricevute.&lt;br /&gt;Non erano soli nell'Universo e ora il suo unico pensiero era rientrare subito a CASA1 e avvertire dell'esistenza di SPECIE2 e dell’arma micidiale che aveva rischiato di ucciderlo.&lt;br /&gt;Era tutto chiaro. Ogni oggetto osservato era un’arma, per chissà quali altre SPECIE.&lt;br /&gt;Il cubo, la luce fredda, quella orribile cantilena. LUI ascoltò la registrazione fatta dal suo computer: "Qui centralino, quale numero devo chiamare? Pronto. Pronto!"&lt;br /&gt;Un brivido percorse le sue molecole.&lt;br /&gt;Intanto il computer attirò la sua attenzione verso il satellite di CASA2. Un'astronave si poggiò maestosamente sulla sua superficie grigia e un individuo protetto da una copertura anatomica, sceso dal vettore, cominciò a saltellare sul terreno immobile.&lt;br /&gt;Allora LUI, preso dal panico, programmò in fretta il balzo per il ritorno a CASA1.&lt;br /&gt;Dovevano abbandonare l'idea di colonizzare lo spazio e rassegnarsi all’eutanasia di massa.&lt;br /&gt;l'Universo stava per essere conquistato da SPECIE2 e dalle sue invincibili armi. – 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-839293427825735108?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/839293427825735108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=839293427825735108' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/839293427825735108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/839293427825735108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/07/invasione.html' title='Invasione.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-8780483106415254004</id><published>2008-07-05T12:47:00.000-07:00</published><updated>2008-09-24T06:57:44.440-07:00</updated><title type='text'>4 Luglio 1776.</title><content type='html'>Lo sfratto dei nativi americani diventa esecutivo. - 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-8780483106415254004?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/8780483106415254004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=8780483106415254004' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/8780483106415254004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/8780483106415254004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/07/quattrolugliomillesettecentossessantase.html' title='4 Luglio 1776.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-8347026100119478063</id><published>2008-06-22T05:43:00.001-07:00</published><updated>2008-06-22T08:30:27.355-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Leader in erba.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_d-P7bernuZ8/SF5QW9wJBAI/AAAAAAAAABM/zOX6hiIP23M/s1600-h/Senza-titolo-1-copia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_d-P7bernuZ8/SF5QW9wJBAI/AAAAAAAAABM/zOX6hiIP23M/s400/Senza-titolo-1-copia.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214693774005437442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Certe cose capitano per caso. Certe altro no.&lt;br /&gt;Ma non chiedetemi in quale cetegoria stanno le due foto qui sopra.&lt;br /&gt;In una c'è Adolf Hitler con la sua espressione superba, che imparava a guardare il resto del mondo dall'alto verso il basso.&lt;br /&gt;Nell'altra, un sorridente Bill Gates. Entrambi bambini e casualmente (?) al centro della fotogragia. Entrambi futuri leader in tempi diversi e dai destini diversi. Entrambi destinati a lasciare un segno profondo nella storia dell'umanità.&lt;br /&gt;Adesso correte tutti a vedere se nelle vostre foto di classe avete per caso occupato quella posizione. E se non lo avete fatto voi, istruite i vostri figli, ma con una raccomandazione: ditegli di sorridere perché è meglio fare la carriera di Bill che quella di Adolf.&lt;br /&gt;Non fosse altro per il modo tanto diverso in cui hanno dato le dimissioni dai propri ruoli di leader. - 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-8347026100119478063?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/8347026100119478063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=8347026100119478063' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/8347026100119478063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/8347026100119478063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/06/leader-in-erba.html' title='Leader in erba.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_d-P7bernuZ8/SF5QW9wJBAI/AAAAAAAAABM/zOX6hiIP23M/s72-c/Senza-titolo-1-copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-5952273236653632362</id><published>2008-06-14T06:42:00.001-07:00</published><updated>2008-06-16T01:12:59.954-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>La prima ora.</title><content type='html'>Tempo fa ho pranzato con un’amica ed ex collega a via del porto fluviale, in un posto che lei chiama &lt;em&gt;baretto&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Io lavoro lì vicino e mentre l’aspettavo mi sono appoggiato a un muro che divide una grossa pescheria e un ingrosso di frutta e verdura.&lt;br /&gt;La giornata era calda e ventilata e gli odori dei due spacci si mischiavano senza imbarazzi.&lt;br /&gt;Per qualcuno questa miscela da mercato potrà essere fastidiosa, per altri quasi nauseante. Per me, invece, rappresentava una porta aperta sulla mia adolescenza quando nel mese di agosto andavamo al mare a Vasto. Allora mi capitava di uscire la mattina presto con la mia famiglia a fare la spesa in paese, in un piccolo mercato coperto e profumato da frutta e pesce fresco. Quel profumo era il preludio al ritorno alla marina, dove gli amici presto sarebbero scesi in spiaggia per una giornata senza pensieri. Era la prima ora.&lt;br /&gt;Sono rimasto così, fermo, con la schiena appoggiata al muro e con gli occhi chiusi a godermi questo viaggio nel tempo. E ci sarei rimasto chissà quanto se non fosse arrivata lei a riportami indietro.&lt;br /&gt;La prima volta che ho scoperto la prima ora era una domenica e non avevo più di cinque anni.&lt;br /&gt;Abitavamo in una casa al settimo piano di un palazzo del quartiere San Paolo, a Roma.&lt;br /&gt;Era una casa molto luminosa. E silenziosa, visto che i rumori del traffico erano resi impercettibili dall’altezza e dalla posizione della cameretta che affacciava sul cortile interno.&lt;br /&gt;La domenica, mio padre si alzava presto e preparava per me e mia sorella uno zabaione. Due uova, zucchero, una tazza e un cucchiaio per montarle e il gioco era fatto.&lt;br /&gt;Per me era magia allo stato puro.&lt;br /&gt;Mi svegliavo col rumore del cucchiaio che ruotava nella tazza; dalla velocità sapevo a che punto era la preparazione e non stavo nella pelle all’idea di ingoiare avidamente quella crema soffice e dolcissima. Poi mio padre entrava in camera e tra me e mia sorella iniziava un gioco che lo costringeva a fare su e giù per la stanza per darci un boccone a testa.&lt;br /&gt;Lui, tra le risa e i nostri “noooooo!” faceva finta di prendersi ogni tanto un boccone.&lt;br /&gt;Questa era la prima ora. Un luogo fuori dal tempo e dallo spazio in cui il mondo si fermava e si inchinava alla mia infanzia e alla dolcezza di mio padre.&lt;br /&gt;Se ci ripenso oggi, scopro che la prima ora si affacciava anche in altri momenti: a volte anche solo per venti minuti.&lt;br /&gt;Come quando mio padre ci portava a scuola in macchina e facevamo a gara a chi vedeva più maggiolini. O quando di sera mia madre mi prendeva in braccio e mi portava a letto. Mi piaceva così tanto che spesso fingevo di essermi addormentato sulla poltrona anche se non avevo sonno.&lt;br /&gt;Oppure, sempre di domenica, quando io e mio padre guardavamo le imprese della Roma al 90° minuto sulla rai: la Roma di Falcao.&lt;br /&gt;Una volta la prima ora si affacciò addirittura per pochi secondi.&lt;br /&gt;Eravamo vicino alla tomba di Cecilia Metella, in macchina. Io ero seduto dietro mio padre che guidava e ascoltavamo Roma-Inter su una radiolina che lui portava sempre con sé. Ricordo il nome di un giocatore tedesco, Muller, che giocava nell’Inter e che doveva aver pareggiato. Era una giornata di sole bellissima e non so perché quel pareggio, nonostante fosse contro la Roma, lo presi quasi come un armistizio: in un giorno del genere non ci dovevano essere vincitori e vinti.&lt;br /&gt;Poi, improvvisamente, la prima ora scomparve. Senza avvertire, senza rumore. Semplicemente se ne andò alla deriva e quando me ne accorsi, ritrovarla nel fiume in piena che divenne la mia vita non fu per niente facile.&lt;br /&gt;Per anni e anni ho camminato dentro e fuori di me per capire dove si fosse nascosta finché non capii che ero stato io a nasconderla. E l’avevo fatto così bene che, come ultimo atto, avevo anche deciso di non ricordare più dove fosse.&lt;br /&gt;Ma anche dopo averla ritrovata non è stato facile restituirle uno spazio.&lt;br /&gt;Perché vedete, noi cresciamo, ma la nostra prima ora no. Lei resta come l’abbiamo conosciuta e non cambia mai. L’unico modo per farla convivere con i nostri ritmi, con le nostre disillusioni, delusioni, rabbia, odio, ambizioni, bollette, responsabilità e malanni è trovarle uno spazio in cui tutto questo non riesca ad entrare.&lt;br /&gt;Quanti di voi ci riescono?&lt;br /&gt;Da quello zabaione sono passati quasi trent’anni. Oggi ho l’abitudine di vedermi spesso di mattina con mio padre. Ci incontriamo alle 8:30 in cima alle scale mobili della fermata di Piramide. Il primo che arriva, aspetta. Poi camminiamo un po’ e ce ne andiamo a prendere un caffè al bar Andreotti o al Doppio Zero.&lt;br /&gt;Lui sa che qualcosa non torna in questo periodo. Lo legge nei miei occhi, nei discorsi che faccio. Sa che non sono felice e cerca di arrivarci con la sua delicatezza di sempre. Con quella delicatezza che l’ha reso l’uomo migliore del mondo.&lt;br /&gt;Io mi nascondo perché ho il terrore di deluderlo. Allora gli parlo di lavoro, progetti, vignette e tutte le stronzate che mi passano per il cervello. Ma alla fine ci guardiamo e con uno sguardo ci diciamo più di quello che potrebbero mezz’ora di parole.&lt;br /&gt;Oggi, nonostante tutto, non riesco a vedere in questi nostri incontri la prima ora, forse perché ho tanti pensieri per la testa e non la distinguo.&lt;br /&gt;Se devo essere sincero la prima ora è qualche mese che si è nascosta di nuovo.&lt;br /&gt;So che dipende anche da me. So che non è solo colpa di un ambiente di lavoro reso fatiscente da una specie di cancrena dei rapporti umani se ora non sono felice.&lt;br /&gt;Ieri ho capito che devo dormire di più e concentrarmi meno e meglio sul lavoro se voglio ritrovare la serenità e la mia prima ora.&lt;br /&gt;Fino a poco tempo fa la incontravo ancora, anche se molto tardi.&lt;br /&gt;Tornavo a casa da lavoro, esausto ma appagato. Ad aspettarmi c’era la mia compagna. Dopo un po’ ce ne andavamo a letto, accendevamo la tv e lei si appoggiava sul mio petto mentre io la circondavo con un braccio.&lt;br /&gt;Allora, prima di addormentarmi pensavo: “Ecco il mio premio”. E contrariamente a quanto facevo da bambino con mia madre, cercavo di restare sveglio per godermi il mio distacco dal mondo. Grazie a lei, al mio amore, l’ultima ora della mia giornata diventava la prima. - 1731975&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-5952273236653632362?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/5952273236653632362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=5952273236653632362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5952273236653632362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5952273236653632362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/06/la-prima-ora.html' title='La prima ora.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-4063964559415926403</id><published>2008-05-24T03:57:00.000-07:00</published><updated>2008-09-20T08:33:10.061-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Storiche sviste.</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Anni fa, quando Rutelli e Fini si scontrarono per l’elezione di sindaco di Roma, seguii un loro faccia a faccia in TV. Parliamo del primo Rutelli, l’uomo dolce, ecologista che andava a spasso in motorino per la capitale. In trasmissione, a fargli da spalla, c’era Enrico Montesano (oggi notoriamente leccaculo della spiaggia opposta).&lt;br /&gt;Durante il dibattito Fini si lamentò delle condizioni delle periferie prendendo ingenuamente come esempio lo stato dei marciapiedi di periferia. Allora, Montesano prese la parola e deridendo il suo avversario disse: “Vuoi mettere sbagliare un marciapiede a Tor Bella Monaca con l’aver perso una guerra mondiale?”.&lt;br /&gt;Lo stoccata fu durissima e annichilì letteralmente il candidato di destra.&lt;br /&gt;Era il 1993, il muro era caduto da appena quattro anni (quasi tre visto che si era alle porte del 1990). Da lì a poco l’immigrazione selvaggia sarebbe diventata prassi. I lavoratori avrebbero dovuto chinare il capo all’arrivo di tanta forza lavoro a basso costo, gli imprenditori avrebbero iniziato a far festa con questa fonte inesauribile di braccia forti, volenterose e soprattutto silenziose.&lt;br /&gt;La caduta del muro non inaugurò l’era della libertà, ma il tracollo del welfare, la fine dei sindacati, l’arrivo di migliaia (milioni?) di persone buone e cattive, l’aumento della criminalità, la caduta dei salari: la fine del mondo che ci aveva fatto da sfondo fino ad allora. Su tutto questo si inserì la globalizzazione, l’emancipazione delle tecnologie di massa, il consumismo più sfrenato, l’apertura di nuovi mercati e la realizzazione di una società senza alcuna certezza economica e sociale.&lt;br /&gt;La battuta di Montesano è l’esempio comico di come la sinistra si sia perduta nei salotti, dimenticando la gente: finendo per far ammuffire la memoria e la Resistenza.&lt;br /&gt;Se quel giorno qualcuno avesse pensato di risolvere il problema del marciapiede di Tor Bella Monaca, oggi meno cittadini avrebbero cambiato strada e, forse, molti di loro ricorderebbero che il diritto a protestare gli è stato regalato da uomini che, pur avendo perso una guerra mondiale, l’hanno vinta. - 1731975@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-4063964559415926403?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/4063964559415926403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=4063964559415926403' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4063964559415926403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4063964559415926403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/05/storiche-sviste.html' title='Storiche sviste.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-4984261461059124237</id><published>2008-05-17T12:00:00.000-07:00</published><updated>2008-09-20T08:29:25.195-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Risultato elettorale.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;Ogni anno l’ADCI (art directors club italiano) raccoglie il meglio della pubblicità italiana in un volume che chiama Annual. Giorni fa scorrevo quello del 1992 e sono finito sull’annuncio per i senza tetto firmato dalla Caritas, che aveva per protagonista un vecchio barbuto.&lt;br /&gt;Quel vecchio io lo conosco molto bene.&lt;br /&gt;La prima volta che l’ho visto è stato nel 1990, all’età di quindici anni, e viveva in una roulotte sul Lungotevere Pietra Papa. Non era solo: insieme a lui c’era un altro rottame costretto su una sedia a rotelle dall’età e dalle piaghe ben visibili sui piedi. Io gli passavo davanti ogni giorno e vedevo spesso i ragazzi della Caritas andare a controllare lo stato di salute dei due barboni.&lt;br /&gt;A un certo punto presi a parlare coi due vecchi e, dopo qualche tempo, cominciai anche a portargli del vino che nascondevano sapientemente perché i volontari non glielo sequestrassero.&lt;br /&gt;Siamo nel 2008 e quel vecchio continua a vivere sui marciapiedi di Roma come se il tempo non fosse passato e la Caritas continua a seguirlo metro dopo metro.&lt;br /&gt;I pubblicitari, invece, non se ne curano più e fanno i loro casting in posti diversi, alla ricerca del volto capace di regalare una nuova emozione (o senso di colpa da due minuti) al pubblico e magari un bel premio a sé stessi.&lt;br /&gt;C’è una campagna molto famosa che si prende gioco dei creativi usando come testimonial barboni o rifugiati di guerra che dicono: “Ho fatto vincere un premio a un copywriter”. Oppure: “Grazie a me un art director ha vinto un oro a Cannes”.&lt;br /&gt;Certo, la missione dei pubblicitari è difficile sul serio. Provate voi a convincere i beati del mondo occidentale a togliersi qualcosa in favore di qualcun altro.&lt;br /&gt;Vuoi mettere col lavoro dei politici? A loro basta fare leva sulle paure della gente per raccogliere voti, anche se poi diventa difficile controllare le conseguenze delle loro campagne d’odio. È molto più facile ottenere un voto risvegliando la paura che farsi mandare un sms di beneficenza.&lt;br /&gt;Ma i politici dalla loro parte hanno tutti i mali della società. Così è facile far diventare un problema un punto di forza. Non hai bisogno nemmeno di un programma, anzi, se c’è una cosa che ho imparato è che le elezioni si vincono negando semplicemente la realtà.&lt;br /&gt;Ci sono gli immigrati? Li manderemo a casa.&lt;br /&gt;Si siedono nei parchi? Gli seghiamo le panchine.&lt;br /&gt;Poi però, quando arrivi sullo scranno e fai una fotografia dall’alto, ti rendi conto che gli immigrati lavorano, costruiscono strade, tengono in vita gli anziani dei quali vorremmo liberarci senza poterlo fare davvero (non ancora). Insomma: capisci, o meglio smetti di far finta di non sapere, che senza di loro la lenta economia del tuo paese arriverebbe alla paralisi completa.&lt;br /&gt;A quel punto hai due possibilità: prendere coscienza di aver esagerato e cercare di far rientrare l’allarme senza perdere la faccia, o continuare a gettare benzina sul fuoco per non far capire a nessuno che hai detto un sacco di cazzate.&lt;br /&gt;Ma mentre i nostri governanti stanno decidendo, chi più chi meno, quale di questi sentieri percorrere, accade qualcosa di nuovo e prevedibile sotto il nostro cielo: la gente perde i propri freni inibitori rendendoci noto che &lt;strong style="color: rgb(255, 255, 204);"&gt;buona parte dell’elettorato di destra ha votato non per un governo, ma per la legittimazione della giustizia sommaria&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt; &lt;/span&gt;e dell’odio cieco. Una giustizia che non si rivolge mai ai veri artefici della nostra società, cioè noi stessi e la nostra classe dirigente, ma verso i capri espiatori di turno.&lt;br /&gt;Qui sta il fallimento della democrazia e di chi ce l’ha regalata col sangue. Qui sta il fallimento delle istituzioni e dello Stato. Nessuno, in questa nazione idiota, ha saputo far valere le regole della costituzione più avanzata del mondo. Gli italiani hanno passato gli ultimi sessan’anni a coltivare il proprio interesse personale, riuscendo infine a ottenere solo la propria dannazione.&lt;br /&gt;Ciò che ci resta è fallimento come popolo e come società, a prescindere da qualsiasi responso elettorale.&lt;br /&gt;A chi crede che le violenze di questi giorni siano solo episodi di cittadini esasperati devo dare una pessima notizia: questo è solo l’inizio. I fragili argini del buon senso si sgretoleranno del tutto e solo dopo una grande e violenta piena di brutalità si potranno spegnere gli insulti, le ronde e i roghi che stanno per illuminare di nuovo il lato oscuro della nostra storia. - 1731975&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-4984261461059124237?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/4984261461059124237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=4984261461059124237' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4984261461059124237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4984261461059124237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/05/risultato-elettorale.html' title='Risultato elettorale.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-3658666153836490809</id><published>2008-05-10T12:42:00.000-07:00</published><updated>2009-02-17T07:53:04.870-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Uno sguardo sottile.</title><content type='html'>La prima cosa da ricordare quando inizi a fare il pubblicitario è dimenticare.&lt;br /&gt;Fin dalla nascita siamo bombardati da messaggi di ogni genere e qualità.&lt;br /&gt;Diciamo che, in massima parte, siamo travolti da una comunicazione davvero bassa nei contenuti e nelle intenzioni, non perché votata alla vendita (è il consumo che tiene su la baracca), quanto per le modalità di convincimento adottate dai marchi.&lt;br /&gt;Pensate al volume degli spot ben più alto dei termini di legge. Secondo i marchi è il modo migliore per richiamare l’attenzione dei propri clienti: in realtà i classici consigli si trasformano in minacce per gli acquisti.&lt;br /&gt;Ben più assordante è il volume di informazioni che ognuno di noi trova negli spot, sui giornali e telegiornali, in tv: un bagaglio di linguaggio che cresce man mano che andiamo avanti negli anni e che diventa anche il nostro primario strumento di comunicazione con gli altri.&lt;br /&gt;Ecco, quando si inizia a fare i pubblicitari si impara, prima di tutto, a lasciare questo bagaglio lungo la strada per liberare la mente da tutto ciò che è stato già scritto, detto, letto, vissuto e resuscitato.&lt;br /&gt;Questo, forse, è il dono migliore che una persona possa ricevere, perché perso il bagaglio di retorica abbiamo nuovo spazio nella mente e possiamo riempirla e vuotarla ogni volta che ne sentiamo la necessità.&lt;br /&gt;Ci pensavo proprio oggi, mentre leggevo del governo cinese che, temendo in futuro di non avere risorse sufficienti per sostentare la sua popolazione, ha deciso di investire in massicce acquisizioni di Terra in luoghi lontani dalla Cina.&lt;br /&gt;La tecnica non è nuova. Si usava già nel medioevo quando le proprietà terriere, contrariamente a quello che si pensa, erano spezzettate in porzioni distanti le une dalle altre anche centinaia di chilometri, così, se a nord gelava o passava una tempesta, magari a sud il raccolto restava incolume.&lt;br /&gt;Allo stesso modo la Cina acquista terreni sterminati in Brasile e in Africa, e si prepara a gestire al meglio la futura emergenza.&lt;br /&gt;Noi, invece, cosa facciamo? Davvero non riusciamo a comprendere le sorti della globalizzazione?&lt;br /&gt;Per la maggior parte di noi i cinesi sono quelli che vendono gingilli inutili o che hanno ristoranti che sfornano più leggende metropolitane che piatti. Per noi i cinesi sono un esercito di cucitori di palloni che invadono i mercati con i loro falsi, che poi sono prodotti nelle stesse fabbriche degli originali, ma escono senza un marchio occidentale sopra.&lt;br /&gt;Infine, i cinesi sono gli aguzzini del Tibet per il quale tanti occidentali si stracciano le vesti, dimenticando che proprio loro hanno inaugurato la politica dello sfruttamento umano e ambientale pur di mantenere uno stile di vita adeguato al sogno americano.&lt;br /&gt;Il problema è che per noi il mondo è l’occidente e il resto una sua conseguenza.&lt;br /&gt;In un certo senso è vero: l’occidente ha posto le condizioni e ora non sa (non vuole nel caso delle alte sfere) coglierne le conseguenze più inquietanti e non ammettere che niente è più come lo vediamo e immaginiamo.&lt;br /&gt;Da sempre gli uomini non riescono a realizzare la fine di un sistema finché non hanno ben chiaro di fronte agli occhi il nuovo.&lt;br /&gt;In questo senso il mondo dell’informazione, pubblicità inclusa, non ci aiuta in alcun modo. Anzi, oltre a esprimersi come se la Cina fosse lontana, spende il massimo delle sue energie nel realizzare in pieno la società liquida di Bauman: costringendoci, volontariamente o meno a vivere di paure per lo più impalpabili e ad accusare chiunque, meno che noi stessi, per il nostro travaglio economico e sociale.&lt;br /&gt;Anche questo fa parte del bagaglio di retorica, il voler leggere il nostro presente con strumenti inadeguati che ci mostrano solo quello che sappiamo già vedere e che è perlopiù falso.&lt;br /&gt;Di fronte abbiamo due scelte. Continuare ad affidarci al nostro rassicurante fardello di informazioni e tirare dritto finché la storia non ci risveglierà bruscamente, o prenderne faticosamente coscienza e avere l’occasione di anticipare lo tsunami che il futuro ci riserva.&lt;br /&gt;Una cosa è certa, tutto cambierà.&lt;br /&gt;Le avvisaglie sono ben più rumorose di quanto crediamo e le news ben più grandi dello spazio che gli dedichiamo.&lt;br /&gt;Un miliardo e mezzo di cinesi hanno cominciato a mangiare carne in maniera massiccia. Quando passeranno dai 30 ai 70 chili pro capite l'anno, non ce ne sarà più per tutti e non sta scritto da nessuna parte che debbano essere loro a rinunciarci.&lt;br /&gt;Anzi, quello che i cinesi hanno ben chiaro in testa, loro che hanno uno sguardo più sottile del nostro, è che a dover cambiare vita saremo proprio noi. - 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-3658666153836490809?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/3658666153836490809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=3658666153836490809' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/3658666153836490809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/3658666153836490809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/05/uno-sguardo-sottile.html' title='Uno sguardo sottile.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-569357212576457492</id><published>2008-04-25T15:21:00.000-07:00</published><updated>2008-04-26T11:10:33.558-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>00:00.</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify;font-family:courier new;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il 25 aprile è finito.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il sabato si appropria del suo spazio e per me è il momento di riposare le mani sulla tastiera.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il giorno che se ne è appena andato è il solito scalino rotto per chi passeggia sul percorso ripido della nostra storia. Ci cadono sempre tutti sopra: fascisti, comunisti e cattolici.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il paese si divide tra chi vorrebbe cancellare questa festa e chi vorrebbe dargli nuova luce, visto che la politica la fa morire un po’ di più ogni volta che la nomina.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Eppure Totò ci aveva riassunto la situazione piuttosto chiaramente quando faceva il capostazione a Piovarolo. Era il 1922 e nel paesino si riunivano attorno al capezzale dell’ultimo dei Mille che fecero l’Italia i politici del tempo, chiedendogli se Garibaldi nel dire “qui si fa l’Italia o si muore” non ci avesse per caso messo accanto la parolina “socialista” o “popolare”. Fatto sta che mentre tutti discutevano, il “partito del fare” andava a Roma a metter su l’Italia fascista.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Si direbbe che quel ventennio di repressione sia stato quantomeno salutare per il nostro popolino. Dopo è nata la democrazia, a detta di molti con un referendum truccato (si facevano già le prove generali per fottere Berlusconi), e ci siamo regalati la costituzione più avanzata del mondo: tanto avanzata che non la capiamo nemmeno noi che l’abbiamo scritta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Da allora, venticinqueaprile dopo venticinqueaprile, non facciamo che accusarci l’un l’altro, pretendendo di dare alla liberazione il colore che consideriamo più trendy, dal rosso al nero; dall’esaltazione all’oscuramento.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Di scalini rotti ce ne sono tanti sul percorso ripido della nostra storia. Il 25 aprile, come detto, è uno di quelli e ci cadono sempre tutti sopra: fascisti, comunisti e cattolici. Ma tutti si rialzano e il giorno successivo tornano a rincorrersi e a mordersi il culo come cani rabbiosi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Gli unici che non si sono rialzati cadendo su quello scalino sono gli italiani veri, quelli che un 25 aprile sono morti per fare un’Italia né fascista, né comunista, né cattolica. Semplicemente un’Italia libera. – 1731975@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-569357212576457492?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/569357212576457492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=569357212576457492' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/569357212576457492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/569357212576457492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/04/0000.html' title='00:00.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-4039016329503652268</id><published>2008-04-12T06:18:00.000-07:00</published><updated>2008-04-18T09:43:25.090-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Trauma e convalescenza.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:courier new;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 255, 255);"&gt;L’Ebreo è borghese, cioè sfruttatore per eccellenza. Come abbiamo appena visto, tutta la sua storia l’ha fatto tale: sfruttatore in qualunque condizione e sotto qualsiasi forma. Mikhail Bakunin&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Al mondo ci sono circa quattordici milioni di ebrei. Cinque milioni e mezzo negli USA, cinque milioni in Israele e spiccioli nel resto del mondo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:courier new;font-size:100%;"&gt;In Italia gli ebrei sono circa quarantacinquemila, davvero poca cosa. Se avessero la coda sarebbe semplice vederli, invece si mischiano tra la gente comune e diventa più difficile individuarli. Forse è un bene, dico io. Pensate a quanto è stato facile, a livello burocratico, fare il conto degli ebrei prima della deportazione del ‘43 e andarli a prendere uno ad uno sapendo chi erano, cosa facevano e dove vivevano.&lt;br /&gt;Questo è il mio primo motivo di dissenso con lo Stato di Israele. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:courier new;font-size:100%;"&gt;Che senso ha riunirsi in quel grosso ghetto mascherato di tutti gli orpelli della comodità moderna? Che senso ha recitare la parte di un popolo libero sulla sua terra che lotta contro i missili con la stessa quotidianità con cui noi lottiamo contro le zanzare? Un popolo che quando sale su un autobus non pensa al controllore o al borseggiatore, ma si guarda intorno per capire se c’è un kamikaze pronto a mandarti al Creatore. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:courier new;font-size:100%;"&gt;Oggi, poi, la situazione internazionale è più che mai vaga. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:courier new;font-size:100%;"&gt;L’idiozia americana ha rimesso nelle mani del Pakistan l’arma nucleare e l’Iran, secondo un sacrosanto principio di autodeterminazione, ha deciso di costruirsi le sue. Non so se Amadinejad userebbe davvero l’atomica contro Israele, ma, se così fosse, cancellerebbe dalla faccia del pianeta la totalità della popolazione israeliana e la metà degli ebrei.&lt;br /&gt;Forse andrò controcorrente, ma non credo che vivere tutti insieme come un gregge di pecore (per quanto ben armato) sia una buona soluzione per la sopravvivenza degli ebrei nel mondo. La creazione dello Stato di Israele ha portato non pochi problemi agli ebrei non israeliani, primo fra tutti, il farli diventare di nuovo cittadini di classe differenti ;non inferiori, non ancora, ma diversi sì.&lt;br /&gt;Un ebreo italiano dovrebbe essere prima di tutto un italiano, poi un ebreo. Invece, un ebreo italiano, nell’immaginario collettivo ispirato da giornalisti ignoranti (o faziosi?) che non fanno la dovuta divisione tra l’essere ebreo (seguace di una fede) e l’essere israeliano (cittadino di uno Stato) è prima di tutto un israeliano: uno di quelli che ha espropriato la terra agli arabi e che, appoggiato dai fottuti americani, ha messo un piede di occidente ben piantato nella sabbia mediorientale.&lt;br /&gt;Che senso aveva, dopo la dura lezione subita con la Shoah, inaugurare uno Stato sovrano, armarlo, difenderlo, pagando come prezzo il rancore di mezzo mondo, e poi pretendere la celebrazione della memoria per i torti subiti in passato.&lt;br /&gt;Un giorno, all’università, parlavo con un professore che amavo tantissimo. Un uomo buono, saggio, che aveva sempre il passo giusto per ogni situazione. Ricordo che per combattere un po’ il vizio del fumo stringeva la sigaretta tra indice e pollice con il filtro verso l’alto e, muovendola fra le dita, faceva cadere un po’ di tabacco prima di fumarla. Allora, gli feci notare che così respirava comunque una bella dose di carta bruciata; da quel giorno prese a strappare direttamente un pezzo di sigaretta. Sono andato a trovarlo dopo essermi laureato e non so come finimmo a parlare di memoria e di Shoah. Il mio rispetto per lui andò improvvisamente in frantumi quando mi disse: “Si faccia dire una cosa: non crederà davvero che questi ebrei sono tutti buoni? Io ne ho conosciuti e posso dirle che sono una razza a parte. Antepongono Israele al loro paese e i proprio interessi alla memoria.”&lt;br /&gt;Non vi nascondo che in quel momento ho odiato il mio professore. Per mesi mi sono consumato nella ricerca di una mediazione tra il nuovo sentimento e il vecchio affetto che provavo.&lt;br /&gt;Poi, un giorno, ho avuto nuovi elementi per valutare quelle parole.&lt;br /&gt;Nel mio girovagare estivo capito spesso dalle parti della Feltrinelli a largo Argentina: una tappa fissa delle mie mattine d’Agosto, quando la mia compagna ancora deve andare in ferie, mentre io mi godo la pausa estiva dell’agenzia. Vado in libreria un paio d’ore a leggere volumi che non superino le duecento pagine. Di solito prendo la metro, scendo a piazza del Popolo e cammino fino al Portico d’Ottavia. Compro un dolce alla pasticceria kasher e poi vado verso via dei Giubbonari. Lì c’è un ragazzo ebreo che ha un negozio. A dire il vero credo che ne abbia almeno due nella via: uno gestito dai genitori,l’altro da lui e suo fratello. Lui l’ho conosciuto una sera in un pub della Magliana tanti anni prima. Mi sono ritrovato a cantare a un karaoke per scommessa con un amico e il gestore mi chiese nome e cognome ripetendoli al microfono. Il mio è un classico cognome ebreo e, dopo una mezzora, un tipo si avvicinò e mi disse: “Tu sei ebreo vero?” E io: “No, lo è mio padre”. Risposi con un tono minaccioso, come se avessi voluto dire: “E ora che cazzo vuoi.”&lt;br /&gt;Lui mi disse di essere ebreo e che sentendo il mio cognome pensava lo fossi pure io. Cominciammo a parlare e mi raccontò del suo negozio di abbigliamento. Mi venne il solito sospetto che mio padre fosse l’unico ebreo a non avere il senso degli affari (lui è un ferroviere), poi ci salutammo con la promessa che sarei andato a trovarlo.&lt;br /&gt;Così ho ogni tanto andavo a prendere un caffè con lui in via dei Giubbonari.&lt;br /&gt;Adesso non ci vado più e ho aggiunto direttamente quella mezzora alle due ore di Feltrinelli; adesso posso leggere libri un po’ più lunghi delle duecento pagine senza doverli comprare. Se dovessi acquistare tutti i libri che leggo in libreria, ora non avrei nemmeno di che vestirmi.&lt;br /&gt;Ho smesso di frequentare questo amico dopo un paio di discussioni piuttosto accese (soprattutto da parte sua) su Israele, ma soprattutto sui maledetti immigrati che la sera gli rubano i cartoni che lui appoggia fuori dal negozio. Lui è un fedelissimo di Alleanza Nazionale, è odia questi “marocchini” del cazzo che invadono le nostre strade vendendo di tutto, dall’aglio fino agli abiti falsi, proprio di fronte ai negozi che sulla stessa immondizia mettono ricarichi del 300%.&lt;br /&gt;Spesso chiedevo a questo amico come potesse votare e sostenere un partito che traeva le sue origini dal fascismo. Un partito che, per quanto spinto da ragioni politiche a remare verso il centro e ad abbandonare i linguaggi dell’odio razziale, dell’antisemitismo e dello squadrismo, li riproponeva nei momenti di disinibizione. Ora, tutta la dialettica dell’odio è rivolta principalmente agli zingari, agli immigrati di colore prima, dell’est europeo poi. Ma gli ebrei fanno ancora da contorno all’odio, alla demagogia più becera, solo che invece di indignarsi, ne diventano partecipi o fanno finta di non vedere. Provate a partecipare a un comizio di AN e vi ritroverete a camminare tra croci celtiche, canzonette fasciste, cori che inneggiano al Duce e qualche svastica nemmeno troppo timida.&lt;br /&gt;Ma questo agli ebrei fascisti non interessa. Loro sono tutti presi a difendere i loro interessi nella maniera più semplice che l’umanità conosce: con l’odio. A volte mi domando se credano davvero che votare un partito di destra possa risolvere il problema dell’immigrazione. È una convinzione ridicola, come ridicolo è pensare che foraggiando questi nostalgici non si tenga viva la fiamma dell’antisemitismo. Questi ebrei sono gli stessi che nelle giornate della memoria fanno a gara per mostrare i simboli ipocriti del loro dolore, celebrando giornate imposte sulla memoria, che in fondo la gente non capisce più e che hanno un effetto assolutamente controproducente. Uscite per qualche minuto dagli schermi televisivi del politically correct e vi ritroverete a sentire commenti come questi: “Ancora che rompono i coglioni con questa storia delle deportazioni”, “Al mondo ci sono altri problemi attuali e più gravi”, “Poi, stringi stringi, dicono pure che non è nemmeno tutta vera questa storia del campi”, “E allora quello che fanno loro ai palestinesi?”, “Fanno tutti la faccia triste, ma questi ebrei invece comandano il mondo con i loro soldi”. Potrei andare avanti all’infinito.&lt;br /&gt;L’odio contro gli ebrei, dobbiamo dirlo, non è solo fascista, ovviamente. Provate ad ascoltare Radio Onda Rossa e vedrete che con i loro colleghi di destra condividono solo una cosa: l’antisemitismo mascherato da protesta contro Israele.&lt;br /&gt;Che fare allora? Chi o cosa devono votare questi ebrei?&lt;br /&gt;Difficile dirlo. Loro sono un po’ come i pipistrelli: scacciati dai mammiferi perché hanno le ali e dagli uccelli perché hanno le orecchie, decidono di ghettizzarsi nelle grotte.&lt;br /&gt;Voglio lasciarvi con questa domanda: la Shoah è stata davvero un trauma trans-gerazionale o viene ribattuta anno dopo anno solo per giustificare la nascita di Israele?&lt;br /&gt;Io una risposta me la sono già data, ma ogni volta che sento un ebreo votare a destra o vomitare insulti contro gli emarginati di turno, mi chiedo se non sia quella sbagliata. – 1731975@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-4039016329503652268?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/4039016329503652268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=4039016329503652268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4039016329503652268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/4039016329503652268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/04/trauma-e-convalescenza.html' title='Trauma e convalescenza.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-3895868251765940980</id><published>2008-02-23T11:15:00.000-08:00</published><updated>2008-02-28T13:47:33.893-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Standard.</title><content type='html'>&lt;span style="color:#cc66cc;"&gt;&lt;strong&gt;"Siamo così occupati a misurare l'opinione pubblica che ci dimentichiamo che possiamo forgiarla”.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc66cc;"&gt;Bill Bernbach&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Standard. È questa parola la chiave dell’esistenza?&lt;br /&gt;Nel nostro lager rarefatto la convivenza civile è uno standard. Una misura convenzionale e variabile sottoposta alle leggi della vita, prima che alle leggi dello Stato.&lt;br /&gt;Qual è il nostro standard di violenza? Soprattutto, dove ci porta?&lt;br /&gt;Cammino ogni giorno in mezzo a centinaia di migliaia di persone, inconsapevoli della storia passata, incoscienti del proprio presente. Cammino tra queste persone e misuro il nostro standard di violenza. Negli autobus sempre troppo pieni, nelle code chilometriche di auto. La misuro nelle piccole indifferenze o infrazioni quotidiane.&lt;br /&gt;Misuro il nostro standard di violenza nelle lunghe e minuscole note a margine delle offerte bancarie e telefoniche. Mi viene da vomitare quando le leggo, poi mi ricordo che molte le ho scritte io: è il mio lavoro. Passo metà della mia vita a convincere le persone a comprare, l’altra metà a non farlo. Sono bravo in entrambe le cose, ma sto in pace con me stesso solo quando porto a termine la seconda parte del mio lavoro.&lt;br /&gt;La verità è che starei meglio se potessi passare la vita a convincere le persone a ricordare.&lt;br /&gt;Ma questo, ora, è appalto e appannaggio dei politici: un lavoro sporco in cui ogni fazione decide cosa vale la pena di ricordare e soprattutto come.&lt;br /&gt;Ogni mattina prendo il treno per andare a lavoro. Parto dalla stazione Tuscolana e scendo a Trastevere. Non un viaggio di tre giorni in piedi verso confini ignoti, ma quindici minuti ogni giorno. Il treno è così puntuale nel suo ritardo di otto minuti che si va tutti alla stazione qualche minuto dopo. È pieno, stracolmo e fa sempre una pausa tra la stazione Tuscolana e Ostiense, così, quando arriviamo a Trastevere, i minuti di ritardo sono già undici. Scendiamo al binario 5 e ci affolliamo come bestie verso le scale. Ci sarebbe un altro passaggio, ma è chiuso (chissà perché) da non so quanto. Pazientiamo e scendiamo con la lentezza di una star sulla scalinata di San Remo. Ma noi siamo tanti, anonimi, sospettosi. Quando usciamo dalle scale ad attenderci ci sono un gruppo di barboni e punkabbestia coi loro cani. Sono lì, pronti come forche caudine a fermarti e chiederti un po’ di soldi. Dopo di loro ci sono altre due forche caudine: due affissioni politiche lustre, agguerrite che si guardano in cagnesco. Loro mi chiedono molto di più di qualche spiccio, ma io gli passo davanti con più indifferenza di quella dedicata ai punkabbestia. Non ho più voglia di ascoltare forse perché oltre ad avere l’arroganza di occuparsi della nostra memoria e di dirci come e cosa ricordare, vogliono anche dettare il nostro futuro standard di civiltà e di violenza. – 1731975@gmail.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-3895868251765940980?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/3895868251765940980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=3895868251765940980' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/3895868251765940980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/3895868251765940980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/02/standard.html' title='Standard.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-5165032585798589129</id><published>2008-02-09T12:00:00.000-08:00</published><updated>2008-02-13T00:43:25.641-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Empatia.</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Empatia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la memoria è una cosa difficile da tramandare.&lt;br /&gt;Ne sa qualcosa Primo Levi, forse l’unico autore capace di pungolare l’intelletto e il cuore dei lettori con le sue parole. Ne sanno qualcosa i deportati ancora vivi che, pur avendo vinto sconfitto la morte nei campi di sterminio, nulla possono contro la vecchiaia. Li vedo andare nelle scuole a parlare e mostrare il tatuaggio, vittime di una giovane generazione di aguzzini che li ripaga con una violenza quasi superiore a quella tedesca: l’indifferenza.&lt;br /&gt;In un modo o nell’altro la memoria è quasi arrivata alla sua fine e a nulla servono tutti i tentativi di rianimarla, perché sono sbagliati.&lt;br /&gt;L’antisemitismo, invece, si è rinvigorito e come un virus sempre più aggressivo e immune agli antibiotici, ha compiuto un salto di specie fondamentale (e piuttosto prevedibile), infettando un nuovo ospite: internet, l’unico sistema al di fuori della realtà che genera realtà.&lt;br /&gt;E così è comparsa una lista di nomi eccellenti, una lista di professori ebrei accusati di essere spie dello Stato di Israele. Questa è solo la punta dell’iceberg, naturalmente. La rete è incontrollabile e non esistono metodi convenzionali per fermare l’azione virale di un messaggio, soprattutto se si porta dietro una lunga storia come l’antisemitismo. Ma una cura c’è: lunga, faticosa e non priva di ostacoli. Questa cura comincia con il mettersi alle spalle il bagaglio di retorica e ipocrisia che ruota intorno al problema della memoria e prosegue imparando ad ascoltare le nuove generazioni, invece di imporgli ciò che devono pensare.&lt;br /&gt;Giorni fa discutevo con un’insegnante di un liceo romano. Non aveva più di quarantacinque anni, ma il gap che la divideva dai suoi studenti era cosi grande che sembrava averne duecento. Non conosceva internet se non per scrivere due cazzate su Google, non sapeva cosa significa crescere con un bombardamento continuo di input capaci di sfuggire a qualsiasi logica commerciale o etica. Input capaci di superare quel radar che ogni adolescente attiva, invece, per abbattere le parole che genitori, insegnanti, politici, preti, filosofi o qualsiasi elemento della società civile, o presunta tale, gli rivolgono.&lt;br /&gt;Questa donna mi ha detto: “Non riesco a far capire ai ragazzi una poesia di Ungaretti. Una poesia del 1918, che racconta la trincea e la paura di morire. Sono troppo viziati, troppo lontani. Non capiscono niente perché non sanno cosa sia la guerra o la fame. I loro obiettivi sono altri e altre le loro frustrazioni: non gli interessa ciò che ho da dirgli”.&lt;br /&gt;Io l’ho guardata con rabbia perché so che tutti gli insegnanti di questo Paese, in massa, non hanno gli strumenti, l’educazione e soprattutto la curiosità per portare a termine la loro missione.&lt;br /&gt;La soluzione era sotto i suoi occhi e non sapeva vederla: “Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie. Chiedi a uno qualsiasi dei tuoi studenti se ha mai provato questa sensazione – le ho detto - e sarai entrata nella sua trincea.” - 1731975@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-5165032585798589129?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/5165032585798589129/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=5165032585798589129' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5165032585798589129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/5165032585798589129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/02/empatia.html' title='Empatia.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2634612517145629670.post-2236129208260893605</id><published>2008-01-26T10:19:00.000-08:00</published><updated>2008-02-02T12:18:50.719-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1731975'/><title type='text'>Lager rarefatto.</title><content type='html'>&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,204)"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,153,255);font-family:courier new;font-size:85%;"  &gt;“Chi lo avrebbe mai previsto, nell’Europa dei primi decenni del Novecento, che l’ostilità nei confronti di un popolo definito ‘colpevole’ nel suo insieme sarebbe sfociata nella soluzione finale?” &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Gad&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Lerner&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Perché le nuove generazioni perdono le più elementari regole della convivenza civile?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Perché non capiscono la Shoah, la resistenza, il fascismo e la memoria?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Stanno semplicemente imparando dal mondo che gli avete lasciato in eredità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;È grazie a voi che stanno incubando il loro odio verso il più debole. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Mentre tornate a casa guardatevi intorno. A ogni semaforo c’è un ragazzino che fate finta di non vedere, uno storpio, vero o falso, che evitate, che disprezzate. Un uomo sporco o una donna arrogante vi ossessionano ad ogni rosso per pulire il vetro della vostra auto. Le vie sono coperte di bancarelle di cartone, stranieri che urlano ai cellulari, cinesi che sputano in terra, comitive di filippini che si riuniscono agli angoli delle strade o nei parchi. Gente dell'est ubriaca che occupa ogni panchina libera. Barriere architettoniche, marciapiedi fatiscenti, mezzi pubblici dalle condizioni innominabili. Strade costeggiate da puttane di quindici anni che perdono la propria esistenza sul marciapiede. Una televisione che regala violenza su violenza alla caccia dell’audience. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;La prima causa di tutta questa violenza è la nostra assuefazione ad essa: la nostra compartecipazione silenziosa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Cresciamo in città in cui è normale convivere con bambini sfruttati o puttane ragazzine agli angoli delle strade; dove il primo campo di calcetto che non paghi lo trovi solo in oratorio e dove gli spazi per i ragazzi sono dei giardinetti di asfalto in rovina. Cresciamo in uno Stato i cui rappresentanti si azzannano l’uno contro l’altro per stringere poltrone o per i propri interessi: politici che predicano famiglia e razzolano cocaina e squillo di lusso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(255,255,153)font-family:courier new;" &gt;La nostra società è un lager rarefatto in cui siamo un giorno vittime, l’altro carnefici.&lt;/span&gt; Basta essere anello forte o debole di tutti gli ingranaggi che muovono la nostra vita quotidiana. È un istinto inciso nel dna della nostra società dei consumi dove, per avere tutto quello che ci circonda, abbiamo razziato e continuiamo a razziare 3/4 di mondo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Su tutti noi, lo spettro della violenza verbale e materiale, che si impossessa come un virus di ogni nostro gesto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;La paura del prossimo e del vicino è solo un alibi dietro il quale ripararsi e giustificare ogni nostra mancanza verso la società civile e verso i nostri simili. Sarà l’alibi dietro il quale ci nasconderemo quando i legami che ci stringono alla civiltà si scioglieranno definitivamente. Sarà allora, come tante altre volte nella storia dell’uomo, che questa paura muterà nuovamente in orrore. – 1731975@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2634612517145629670-2236129208260893605?l=lagerrarefatto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/feeds/2236129208260893605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2634612517145629670&amp;postID=2236129208260893605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/2236129208260893605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2634612517145629670/posts/default/2236129208260893605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lagerrarefatto.blogspot.com/2008/01/lager-rarefatto.html' title='Lager rarefatto.'/><author><name>1731975</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
